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I privilegi civilistici hanno ancora senso? E’ giusto che il Fisco sia privilegiato rispetto ai creditori commerciali nel riparto fallimentare/concorsuale?

Sempre più spesso vedo ristrutturazioni aziendali naufragare a causa della necessità posta dalle norme sui privilegi di privilegiare alcuni creditori a danno di altri. Il codice civile prevede una serie innumerevole di privilegi. Il più odioso è senza dubbio il privilegio riconosciuto ai sensi dell’art. 2752 cod. civ. ai crediti per tributi diretti dello Stato, per IVA e per tributi degli enti locali.
A causa della necessità di privilegiare il Fisco nella distribuzione concorsuale molte ristrutturazioni aziendali non sono possibili, con la conseguente chiusura di impianti produttivi e licenziamenti e a catena sull’indotto, poi, ancora fallimenti, perdita di assets produttivi e posti di lavoro. La norma de qua, se forse poteva avere un senso (e non lo si crede) in un sistema ove la crisi aziendale era l’eccezione, non pare aver alcun senso quando la crisi diventa sistemica.
A rigore dell’assurdo privilegio garantito al Fisco dall’ordinamento, i creditori non privilegiati (e.g., fornitori) spesso ottengono percentuali irrisorie dai riparti fallimentari o concorsuali in genere. Il fornitore che ha fornito l’impresa poi insolvente è pagato in moneta fallimentare (3%-7%, in media) dopo anni e solo se il Fisco ha incassato il 100% del proprio credito, oltre interessi. Non gira e appare ancora più assurdo se si pensa che il Fisco per ottenere un titolo esecutivo ci mette pochi minuti, passando il tributo al ruolo, mentre il fornitore per ottenere un decreto ingiuntivo ci mette mesi.
Privilegiando il Fisco l’ordinamento danneggia i fornitori (creditori chirografari) con effetti devastanti a catena, ovviamente, sulle imprese, l’occupazione e infine (paradosso) sul Fisco stesso.
Mi domando, e mi piacerebbe aprire un dibattito sul punto: ma se fosse proprio il privilegio del Fisco il problema del mancato decollo delle procedure di ristrutturazione aziendale? E’ possibile immaginare l’abrogazione del privilegio dei crediti per tributi diretti dello Stato, per IVA e per tributi degli enti locali?

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